Un « passo indietro » del ministro o un « passo avanti » verso il caos della scuola?

tratto da: www.manifesto500.altervista.org

10 domande – 10 risposte

sulla scuola dopo tre mesi di mobilitazione

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1) Che cosa è stato approvato dal governo e dal parlamento e che cosa no?
Il decreto 112 (giugno 2008) che prevede il taglio di 87.500 posti di insegnanti e 44.000 di personale era già
diventato legge (legge 133) il 6 agosto. Il decreto 137 (chiamato « Gelmini ») sul cosiddetto « maestro
unico » è diventato legge il 29 ottobre (legge 169). La proposta di legge Aprea (possibilità di trasformare le
scuole in fondazioni di diritto privato, ingresso dei privati nelle scuole pubbliche, assunzioni dirette da parte
dei dirigenti scolastici, fine del contratto nazionale degli insegnanti e scatti di carriera secondo il giudizio dei
dirigenti, di colleghi e dei privati) è entrata in discussione alla VII commissione della Camera.
2) Le leggi già approvate entreranno in vigore dal prossimo anno?
Le due leggi approvate (tagli e « maestro unico ») hanno bisogno dei regolamenti attuativi per poter essere
applicate. Il governo ha già fatto circolare più di una bozza di questi regolamenti, la VII commissione della
Camera ha espresso un parere, ma per il momento (15 dicembre 2008) non c’è nulla di ufficiale.
3) Che cosa ha prodotto l’incontro governo-sindacati dell’11 dicembre?
L’11 dicembre il governo ha incontrato i sindacati e da questo incontro è uscito un verbale. I giornali hanno
parlato di « maestro unico solo a scelta delle famiglie », « Tempo Pieno salvo », « leggi sospese per la
superiori ». I fatti: si prevede che le famiglie possano scegliere tra 24 ore, 27, 30 o 40.

Si legge inoltre che
« nelle classi funzionanti a Tempo Pieno saranno assegnati due docenti per classe ». Per la scuola media si
prevede un orario di 29-30 ore, con possibilità di Tempo prolungato a 36-40. Per la scuola superiore,
l’applicazione dei regolamenti (vedere oltre di che cosa si tratta) è rimandata all’anno 2010-2011.
4) Ciò significa che il Tempo Pieno è garantito e che il « maestro unico » è a scelta, come hanno detto i giornali?
Assolutamente no, tutto si gioca sull’ambiguità che alimenta il caos. Il Tempo Pieno è un modello di scuola
preciso, promosso dalla legge 820 del 1971. Nel Tempo Pieno ci sono due, e due soli, insegnanti titolari per
ogni classe, 4 ore di compresenza, stabilità del rapporto educativo.. Questo non ha nulla a che vedere con
la legge 169.. E’ il ministro stesso, in un’intervista a La Stampa, a chiarire come stanno le cose. Seguiamolo
con attenzione: « Voglio essere chiara subito. Il maestro unico resta. Chiaro? Anzi: resta « solo » il maestro
unico. Il modulo di due insegnanti su tre classi è morto e sepolto per sempre (…) I sindacati e la sinistra si
inventano che io, pressata dai loro scioperi e dalle loro proteste, sono tornata sui miei passi. Ma
scherziamo? (…) ». Alla domanda « Le famiglie potranno o no fare delle opzioni sul maestro unico? », il
ministro risponde: « No, il maestro è sempre unico ». Viene chiesto di spiegarsi meglio. Risposta: « Un
docente ha un orario di lavoro di 22 ore. Se si sceglie di adottare l’orario di 24 ore settimanali, quella classe
avrà un maestro unico, più due ore fatte da quelli dele materie specialistiche, come religione o inglese, per
esempio. Idem se si opta per le 27 ». Ulteriore domanda: « Se poi però si sale alle 30 o addirittura al tempo
pieno di 40 è detto esplicitamente che i maestri saranno due ». Risposta: « Già, ma sono due nel senso che
uno fa un certo numero di ore e quando ha finito arriva l’altro. Non c’è compresenza, non c’è modulo. Prima
lavora uno, poi lavora l’altro ». E per precisare meglio, a proposito del « tempo pieno »: « Uno sarà il
maestro prevalente ».
5) Concretamente, che cosa potrebbe succedere?
La Gelmini non fa altro che ricordare una cosa: la legge prevede 87.500 tagli e un solo modello di scuola: il
maestro unico con 24 ore. Tutto il resto è demandato alle concessioni dei regolamenti sotto la formula « una
più ampia offerta ». In una classe a 40 ore succederebbe questo: un maestro farebbe 22 ore, un altro 18.
Quindi il secondo maestro avrebbe ancora 4 ore di lavoro libere da svolgere in un’altra classe. Ma in questa
seconda classe le sue 4 ore non basterebbero per coprire le 40, e allora interverrebbe un terzo maestro, un
quarto, un quinto, con tutti i « resti » che si accumulano…..In breve: la fine del Tempo Pieno, il caos.
Berlusconi, in un’intervista, ha fatto un lapsus molto significativo: ha definito « doposcuola » quello che la
Gelmini definisce tempo piano. L’ambiguità-falsità del « verbale » dell’incontro con i sindacati sta nel fatto
che si dice che ogni classe avrà due insegnanti… Certo, due, tre, quattro, sette… dieci…cioè il caos.
6) E per chi sceglie le 24 ore, oppure le 27 o le 30?
Offrire 4 modelli di scuola alle famiglie vuol dire organizzare il caos, volutamente. Che cosa succederebbe,
infatti, se dovessero esserci, per esempio, 5-6 domande per le 24 ore, 5-6 per le 27 ore, 5-6 per le 30, 5-6
per le 40? Potrebbe per esempio succedere che tutti questi alunni vengano messi in una stessa classe, ma
dopo 24 ore alcuni se ne andrebbero a casa, poi altri… Dopo un po’ la classe resterebbe dimezzata, e allora
si potrebbe accorpare con altre, con gruppi flessibili, per grandi gruppi…. E’ esattamente ciò che prevede la
bozza di regolamento. Come si può vedere, si « garantirebbero » le scelte delle famiglie per l’assistenza, ma
si organizzerebbe il disorientamento dei bambini, l’impossibilità di lavorare per gli insegnanti. Quindi
l’abbassamento della preparazione. Non è un caso che il ministro parli di « essenzializzare » ancora di più i
programmi, che già da due anni hanno subito tagli preoccupanti.
7) Chi farebbe il « maestro unico » o « prevalente »?
Questo non è spiegato. Quello che è certo è che ci sarebbero insegnanti di serie A e altri di serie B, pronti ad
alternarsi sulle classi per tappare i buchi, fare le mense, assistere i bambini…cioè per non fare gli insegnanti.

8) Ma non sarebbe possibile mantenere comunque il Tempo Pieno e i Moduli?

Molti pensano che « in nome dell’Autonomia Scolastica » ogni scuola possa fare « quello che vuole ». Ma, a
prescindere dal fatto che questo vorrebbe dire smembrare il sistema, un problema concreto si pone: se
verranno applicati i tagli e se le famiglie (che ne faranno richiesta) avranno diritto alle 24 ore, le scuole
saranno costrette ad organizzare il caos descritto in precedenza, poiché mancherà l’organico per un vero
Tempo Pieno o veri Moduli. Facciamo un esempio concreto, quello di una scuola con 4 classi prime a TP,
quindi con 8 insegnanti, 2 per classe. Se, con i tagli, ne verranno concessi solo 7, « autonomia » o no, la
scuola sarà costretta ad organizzare la turnazione e il caos….
9) Qual è il piano delle superiori rimandato di un anno?
La scuola superiore verrebbe letteralmente distrutta. La proposta del governo è infatti quella di sopprimere
gli istituti professionali, tagliare 6-8 ore alla settimana negli istituti tecnici, per lo più di laboratorio (quindi
fondamentali in questo tipo di scuole). E tutto questo nel quadro dell’eliminazione dei diplomi con valore
legale (vecchio progetto di tutti i governi) che questa volta andrebbe in porto attraverso la trasformazione
dell’ultimo anno in un anno propedeutico all’università.
10) Intanto la legge Aprea è entrata in commissione….
Si tratta del punto di arrivo di un processo di distruzione e privatizzazione della scuola, che comprende
anche la distruzione del contratto nazionale degli insegnanti e quindi si inserisce, a sua volta, nel processo
generale di distruzione dei diritti dei lavoratori e dell’unità della Repubblica. Più che mai, è necessari parlare
di questa legge, farla conoscere, approfondire. Il M500 rilancia e mette a disposizione l’analisi pubblicata
quest’estate, disponibile sul sito www.manifesto500.altervista.org, in data fine luglio.

Insegnanti, genitori, cittadini: le dichiarazioni del ministro dimostrano che non c’è che una strada,
battersi per l’abrogazione delle leggi 169 e 133 e per il ritiro della proposta Aprea.
Il 30 ottobre, l’80% della categoria ha scioperato e milioni di cittadini sono scesi nelle piazze in
difesa della scuola pubblica… A questa percentuale vanno aggiunti tutti coloro che avevano
scioperato il 17 dello stesso mese. Chi può accettare il disprezzo di questa grande maggioranza che
emerge dalle parole del ministro?
E’ urgente mobilitarsi subito, nessun « risultato » è credibile di fronte alle dichiarazioni del ministro.
E’ necessario riconvocare le assemblee delle RSU, nell’unità di tutti i sindacati, riunire i comitati di
lotta nelle scuole. La popolazione ha dimostrato di volersi mobilitare in difesa della scuola pubblica:
non è allora necessario uno sciopero generale di tutte le categorie, nell’unità di tutti i sindacati, per
rispondere all’arroganza del ministro?

Un « passo indietro » del ministro o un « passo avanti » verso il caos della scuola?ultima modifica: 2008-12-17T13:24:00+00:00da nogelmini2008
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