Articolo La Stampa – Nel menù dei bambini a scuola entra anche la carne di squalo

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ANGELO CONTI
Commestibile è di sicuro, al punto che la si trova in vendita anche da diversi pescivendoli. Ma la carne di squalo, per i bambini delle scuole, probabilmente non è il massimo. Come ci racconta, in una garbata lettera, Nicola Adduci: «Nello sfogliare distrattamente il menù della mensa scolastica di mio figlio, mi sono imbattuto in un piatto per me assolutamente sconosciuto: il filetto di canesca al gratin. Una delizia della cucina veneta? Un piatto della tradizione livornese? Per togliermi il dubbio consulto velocemente la rete e il responso mi lascia a dir poco perplesso. Leggo infatti che la canesca, chiamata anche “can da denti” a Venezia e “piscicani” a Siracusa, altro non è che uno squalo. Esso si nutre di ogni animale vivo o morto che trova e la sua carne, non pregiata, viene smerciata come palombo. Ora, non pretendo che a scuola si mangino piatti di alta cucina ma ho l’impressione che si stia perdendo davvero il senso della misura e – se mi è permesso – anche della qualità. Mi rendo conto dei costi e di quant’altro, ma se il budget non riesce a garantire il pesce un certo numero di volte a settimana, piuttosto si dia altro, con buona pace per le dietiste. Forse la qualità è meglio della quantità. O no?».
L’esperto Alessandro De Maddalena puntualizza comunque: «La carne dei palombi in Italia è indubbiamente apprezzata, anche se esiste una gran confusione nel commercio al pubblico. Nel nostro Paese è infatti diffusissima consuetudine vendere al dettaglio la maggior parte di squali come “palombo”. Ciò risulta tanto più ridicolo se si considera che sotto questo nome finiscono specie che nessuna similitudine hanno con i palombi, quali la verdesca (Prionace glauca), il mako dalle pinne corte (Isurus oxyrinchus), lo smeriglio (Lamna nasus), lo squalo bianco (Carcharodon carcharias) ed altri ancora. La frode è ovviamente possibile solo quando l’animale venga commercializzato già in tranci».
Chissà quale squalo mangiano i nostri ragazzi?
Articolo La Stampa – Nel menù dei bambini a scuola entra anche la carne di squaloultima modifica: 2009-11-24T11:15:00+00:00da nogelmini2008
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Un pensiero su “Articolo La Stampa – Nel menù dei bambini a scuola entra anche la carne di squalo

  1. La cosa bella è che, caso unico in Italia, i bambini di Torino pagano 124 euro al mese anche se non vanno a scuola, e considerando le assenze queste delizie costano circa 10 euro a “pasto”. Sicuramente l’assessore Borgogno si abbufferà di Canesca e Limanda cinese, perché non contiene mercurio (le canesche infatti mangiano solo pneumatici).

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