Supplenti, scuole senza soldi

logo_lastampatop2.gifNunzia Del Vento

[FIRMA]MARIA TERESA MARTINENGO
«Qui non si arriva, come in Liguria, alla provocazione del Gratta e Vinci per finanziare le scuole, ma non si sta meglio. I problemi più gravi derivano dal mancato finanziamento da parte dello Stato per le supplenze: io, e sono in buona compagnia, non potrò pagare quelle di gennaio». Il preside Gianni La Rosa, attento e rigoroso nel gestire la scuola media Meucci di via Ottavio Revel, tra le più prestigiose della città, ammette di non avere soluzioni. «Le scuole – spiega – sono schiacciate tra l’obbligo di garantire agli allievi il diritto all’insegnamento e il mancato arrivo di fondi dedicati a questa voce di spesa. Su questo punto, cioè la copertura di malattie e maternità anticipate, il ministero non dà risposte. Noi scriviamo, ricordiamo che abbiamo centinaia di migliaia di euro di residui attivi non pagati, ma non ci dicono una parola».
Ora il nodo è al pettine. «Alle scuole arrivano contributi dal Comune, dalla Regione, anche dallo Stato – dice il professor La Rosa- ma destinati a pagare prestazioni e progetti specifici. I genitori pagano le gite, le uscite. Il tutto finisce in cassa. Ebbene, per far sì che i ragazzi abbiano il monte ore dovuto di ogni disciplina, il rischio è dover attingere a soldi che devono servire a pagare fatture di autobus e ore di attività aggiuntive. Dal 2007 andiamo avanti così. L’alternativa è tra finire all’ispettorato del lavoro per non aver pagato i supplenti o davanti al giudice per non aver onorato le fatture: questa è l’autonomia scolastica». Il preside ricorda poi che «lo stato ha speso una quantità di denaro in vaccini inutili, ma nulla ha messo a disposizione per coprire le assenze dei docenti per l’epidemia di influenza A».
Nunzia Del Vento, dirigente dell’elementare Gabelli di via Santhià e presidente dell’Asapi, associazione delle scuole autonome piemontesi, aggiunge particolari sul disagio di una larga parte di colleghi alle prese con il bilancio che non quadra. «Dalla mia segreteria ad un certo punto mi hanno proposto di partecipare a una trasmissione tipo Il Milionario per rimpinguare le casse… Siccome siamo seri, abbiamo stabilito, comunque a malincuore, di chiedere un contributo alle famiglie per il funzionamento: 13 euro per carta, fotocopiatrici e così via. Ma la zona è popolare, la gente fatica: solo un terzo l’ha dato. Abbiamo raccolto 2000 euro senza risolvere niente». Le situazioni, però, non sono tutte uguali. «C’è chi può pagare e chi no. Ma la carenza di fondi per le supplenze è generalizzato». E infatti non è raro che le scuole risolvano il problema distribuendo gli alunni «scoperti» in più classi.

La media Alighieri di via Pacchiotti è una scuola fortunata, tra le poche in Italia (meno di 150) ad aver ricevuto in dicembre un’importante boccata di ossigeno: 40 mila euro. «Forse hanno ceduto: mensilmente abbiamo scritto al ministero aggiornando la nostra tragica situazione», dice la dirigente Silvana Paterlino. «Ora ci è capitata un’altra occasione: saremo il set per alcune scene di un film». La produzione pagherà il disturbo, la Alighieri metterà da parte. Alla media Drovetti di via Bardonecchia il preside Riccardo Barbero parla di fondi per le supplenze in esaurimento. «Quando manca un bidello, cerchiamo di capire con i presenti se si può fare a meno di nominare un supplente. Ormai siamo alla gestione condivisa della miseria». E mentre il dipartimento dei dirigenti scolastici della Uil Scuola ha inviato una nota al Miur sollecitando risposte sulle criticità tra cui si dibattono le scuole nello stilare il bilancio, Enzo Pappalettera, segretario regionale della Cisl Scuola, spiega: «Grazie alla grande insistenza di Cgil, Cisl, Uil e Snals, la direzione scolastica regionale sta monitorando la situazione finanziaria delle scuole piemontesi: se l’esito risulterà attendibile, anche il direttore regionale dovrà rivendicare insieme a noi soluzioni credibili».
Un centinaio di lavoratori delle cooperative sociali hanno manifestato oggi sotto Palazzo Civico contro il taglio del 25% del personale non docente delle scuole imposto dal ministro Gelmini. La mobilitazione è stata organizzata da Fp-Cgil, Cisl-Fps e Uil-Fpl e una delegazione è stata ricevuta dal vicesindaco, Tom Dealessandri. Dice Massimo Esposto della Cgil: «E’ una scelta che colpisce delle persone, prima che dei lavoratori perché nel 40 per cento dei casi si tratta di portatori di handicap fisici o psichici e, per la restante parte, di genitori monoreddito con figli a carico».
Aggiunge: «Al Comune chiediamo un atto di coscienza e una presa di posizione politica, considerato anche che Sergio Chiamparino è presidente dell’Anci nazionale». Secondo i sindacati, in Piemonte i posti a rischio sono 2 mila posti di cui circa 800 nel torinese mentre alcune cooperative avrebbero già inviato le lettere di licenziamento ai lavoratori. Oltre alla perdita del posto c’è il rischio che venga tagliato l’orario, ma questi lavoratori percepiscono salari di 700 euro e sono in grado di sopportare decurtazioni di 200-250 euro.
In piazza c’è anche Maria Lena, di 55 anni. Ha paura per sè e per i suoi colleghi: Tanti disabili avevano ritrovato con questo lavoro una ragione di vita e sarebbe terribile se venissero lasciati a casa. Quanto a me mi domando quando mai potrei ritrovare un posto alla mia età». E Ernesto Bordillo aggiunge: «Nella mia cooperativa, che è stata messa in liquidazione coatta, i nuovi proprietari hanno già detto che taglieranno 38 posti su 55. Come faremo a vivere?».
Per tappare le falle e mantenere una parvenza di normalità in linea con gli anni passati, nelle scuole la fantasia e la buona volontà ormai non conoscono limiti. Al Baldessano-Roccati di Carmagnola – grande istituto con un’ampia gamma di indirizzi liceali, tecnici e professionali – anche gli alpini collaborano per rendere ancora possibile ciò che era possibile in tempi meno bui.
Fino al 2009 la scuola era riuscita a pagare 60 euro per ogni studente che saliva sul Treno della Memoria (finanziato in larga parte dalla Regione con il contributo del Comune) diretto al campo di sterminio di Auschwitz. «Quest’anno i soldi non c’erano più. L’istituto – racconta la professoressa Angela Inglese, referente della commissione pace – ha potuto destinare in tutto 500 euro per 32 ragazzi, che a loro volta hanno speso 60 euro ciascuno. Gli studenti sono partiti ugualmente, ma ora c’è un debito da saldare con l’associazione che organizza l’esperienza, Terre del Fuoco. Così io e un mio collega ci siamo impegnati per cercare di coprire il buco».

Supplenti, scuole senza soldiultima modifica: 2010-02-16T09:51:00+00:00da nogelmini2008
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